Cercare uno sfogo nel cibo dopo qualche situazione negativa: scopri cos’è la fame nervosa e cosa si intende per disturbi dell’alimentazione incontrollata e come combatterli.

     


Per fame si intende una sensazione fisiologica di vuoto, di solito accompagnata da contrazioni gastriche. E’ quindi uno stimolo fisiologico regolato da stimoli interni ormonali. Occorre però distinguere tra:

  • fame biologica, che è un segnale che il nostro cervello invia per far fronte al bisogno vitale di nutrimento e che pertanto va soddisfatta. La fame biologica è la fame autentica, che conduce all’assunzione di cibo in quantità utile a raggiungere la sazietà: nasce piano e aumenta gradualmente ed è un bisogno concreto dell’organismo che, una volta soddisfatta la necessità, interrompe lo stimolo e comunica sazietà che non è immediata. Lo stomaco ha bisogno di tempo per inviare il segnale di sazietà al cervello. La comunicazione tra stomaco e cervello non è molto veloce perchè alcuni enzimi coinvolti nel senso di sazietà vengono rilasciati dopo circa trenta minuti dall’inizio del pasto.
  • fame nervosa, o “fame psicologica“, che può venire scatenata da una o più emozioni, ma non risponde ad un bisogno fisico di sopravvivenza e deve essere pertanto controllata. Quando ci si alimenta in risposta alla fame nervosa o emotiva è come se non si riuscisse a distinguere i segnali che sono utili per la sopravvivenza da quelli che non lo sono. La fame emotiva scoppia all’improvviso con un’elevata intensità, è poco sopportabile, perché richiede un’immediata soddisfazione con il cibo, ed è più difficile da calmare, perchè deriva da un bisogno psicologico e il suo impulso continua fino all’esaurimento della fonte di natura emotiva che l’ha scatenata.
  • appetito: si riferisce ad un piacevole senso di anticipazione legato all’attesa di cibo ed è collegato a stimoli sensoriali esterni (olfatto, vista) derivanti da fattori ambientali esterni.

Fame e sazietà: come il nostro organismo regola il peso corporeo

La combinazione di fame e appetito costituisce uno stimolo per l’introduzione di cibo, a cui consegue la sazietà. Il controllo di questi stimoli, necessario per il mantenimento del peso corporeo, dipende dall’integrazione di numerosi segnali periferici costituiti da ormoni (come ad esempio la grelina che regola il segnale della fame e leptina, insulina, colecistochinina (CCK) e glucagone like peptide 1 (GLP-1) che regolano i segnali di sazietà), neurotrasmettitori (quali: noradrenalina, che stimola l’assunzione di cibo, in particolare di carboidrati;  serotonina, che induce senso di sazietà; dopamina, importante nell’equilibrio tra soddisfazione e desiderio di cibo, e stimolo per l’assunzione di cibi proteici) e fattori metabolici stessi che, insieme a fattori psicologici (per esempio una condizione di stress può aumentare l’appetito) e culturali, influenzano la secrezione di vari ormoni ipotalamici.

Nello specifico, il nucleo arcuato dell’ipotalamo è il centro dell’appetito: qui si trovano i sensori che monitorano i livelli di lipidi e di zuccheri in circolo e altri che rispondono agli ormoni specifici. Adiacente al nucleo arcuato c’è il nucleo para-ventricolare, che svolge un ruolo nell’integrazione dei segnali nutrizionali con la tiroide e l’asse ipofisario. Al nucleo arcuato arrivano diversi segnali afferenti tra cui i segnali di fame  e i segnali di sazietàSegnali ormonali e altri stimoli periferici sono elaborati nel cervello mediante i neurotrasmettitori. L’attività dell’ipotalamo  è regolata dal sistema limbico, che è la parte del sistema nervoso che elabora gli istinti, l’umore, le emozioni.

Mangiare non significa solo appagare il senso di fame, ma è anche convivio, cioè piacere, consolazione e rifugio.


La Fame nervosa: cause e conseguenze

Di fronte a condizioni di ansia, stress, confusione, tristezza, rabbia, noia, agitazione, senso di inadeguatezza, solitudine, stanchezza,  qualcuno di noi pensa di trovare il giusto rifugio nel cibo. Questo può innescare dei meccanismi che possiamo definire automatici o inconsci che portano ad utilizzare una strategia di regolazione talvolta inappropriata: mi sento triste, mangio e la tristezza sparisce. Tutto questo potrebbe creare un circolo vizioso dal quale diventa difficile uscire: situazione negativa, emozioni, cibo, gratificazione, senso di colpa e svalutazione. Ogni volta allora che si presenta la situazione negativa, questo schema si ripete fino a creare un rapporto inadeguato con il cibo. Questo succede perché, per la maggior parte delle persone, è più semplice “mettere a tacere” ciò che si prova piuttosto che affrontare ed elaborare il sentire.


I disturbi dell’alimentazione incontrollata: Binge Eating Disorders

Rimanendo sul tema “fame nervosa”, non si può non parlare anche di “disturbi dell’alimentazione incontrollata” (in inglese “Binge Eating Disorders”, BED): con questo termine si intende una situazione simile alla bulimia o all’anoressia ma con un quadro clinico ben definito e autonomo.  I criteri utilizzati per la diagnosi dei Binge Eating Disorders sono:

  • episodi ricorrenti di abbuffate, dove per “abbuffata” si intende:  mangiare in un periodo di tempo circoscritto (es. 2 ore) una quantità di cibo che è indiscutibilmente maggiore di quella che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso periodo di tempo in circostanze simili; senso di mancanza di controllo sull’atto di mangiare o di non poter controllare cosa o quanto si sta mangiando;
  • gli episodi di abbuffate compulsive sono associati ad almeno tre dei seguenti caratteri: mangiare molto più rapidamente del normale; mangiare fino ad avere una sensazione dolorosa di troppo pieno; mangiare grandi quantità di cibo pur non sentendo fame; mangiare in solitudine a causa dell’imbarazzo per le quantità di cibo ingerite; provare disgusto di sé, depressione o intensa colpa dopo aver mangiato  troppo;
  • gli episodi di abbuffate compulsive suscitano sofferenza e disagio e di solito avvengono almeno una volta a settimana per almeno 3 mesi. Può accadere che in una stessa persona si presentino alternativamente periodi di digiuno assoluto a periodi di grandi abbuffate.

Binge Eating Disorders provocano l’aumento del peso corporeo, con i conseguenti squilibri a livello endocrino, neuroendocrino, psicologico. Questo tipo di disturbo non è altro che una forma di bulimia con assenza totale di meccanismi di compensazione, come ad esempio il vomito. Inoltre, a differenza della bulimia, chi soffre di disturbi dell’alimentazione incontrollata pur provando un senso di vergogna e di insoddisfazione del proprio corpo, non persegue un ideale di magrezza: avverte vergogna nel perdere il controllo sul cibo ma non sempre da un’importanza eccessiva al peso e/o alla figura corporea per valutare se stessi.

Chi è affetto da Binge Eating Disorders è quasi sempre in notevole sovrappeso e soffre psicologicamente per questa condizione molto più di persone obese che mangiano in modo non compulsivo; il soggetto cerca ripetutamente di seguire diete finalizzate alla perdita di peso senza però riuscirci, ricavando da questi insuccessi rabbia, frustrazione, depressione. Come per la bulimia e l’anoressia, l’origine del disturbo BED è complessa, multifattoriale, e almeno in parte influenzata anche da una predisposizione genetica, cui si sommano una serie di fattori personali, familiari, sociali e ambientali sfavorevoli. Anche il sonno è risultato strettamente correlato alle alterazioni del comportamento alimentare tipiche del BED.


Come affrontare fame nervosa e Binge Eating Disorders

I pazienti con disturbi dell’alimentazione molto spesso richiedono un approccio personalizzato ed accurato che valuti, oltre allo stato nutrizionale, lo stato psicopatologico esistente e la motivazione al cambiamento. L’approccio psicoterapico che sembra dare i migliori risultati a lungo termine è la terapia cognitivo-comportamentale, indirizzata a ridefinire il rapporto con il cibo e a fornire gli strumenti per reagire in modo favorevole a stimoli negativi che si possono comunemente incontrare nella vita quotidiana e che rappresentano il principale fattore scatenante le abbuffate. A questa terapia cognitivo-comportamentale molto spesso vengono associati antidepressivi e se necessario, per ottenere un calo di peso rapido e/o per l’impossibilità del paziente di aderire a piani dietetici compatibili con il dimagrimento, è possibile valutare l’impiego di sostanze che riducono il senso della fame o che riducono l’assorbimento di nutrienti. Tra le piante d’elezione a questo problema vi sono griffonia, gimnema, opuntia. Parleremo dei nostri rimedi naturali specifici nel nostro prossimo post.

Dott.ssa Laura Comollo


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Bibliografia
  • Patologia umana, F. Celotti
  • Clinica psicologica dell’obesità: Esperienze cliniche e di ricerca, a cura di Enrico Molinari, Gianluca Castelnuovo;
  • L’obesità, a cura di C. M. Rotella
  • Manuale per la cura e la prevenzione dei Disturbi dell’Alimentazione e delle obesità, Di Sics Editore Srl